La teoria del genere esiste. Perché eluderla?

(Uscito sul “Trentino”, 9 febbraio 2019 – Pubblicato su questo sito il 20 settembre 2019) – Gettare un sasso nello stagno: era l’obiettivo del mio articolo “Sul gender non è tempesta in un bicchiere” apparso giorni fa sul “Trentino”. Questo giornale sta facendo la sua parte. Ma il confronto resta incerto sulla messa a fuoco del cuore del problema. Allora aggiungo qualche argomento. Judith Butler è una filosofa americana impegnata su temi politici. Insegna al Dipartimento di Retorica e Letterature Comparate all’Università della California, a Berkeley. È esponente di una teoria critica della società; ha contributo a formulare e diffondere un “pensare politico” e una filosofia “femministi”, attingendo a significative correnti, ad esempio, del post-strutturalismo francese e della psicanalisi europea. Butler è studiosa nota e accreditata nel mondo universitario e nell’opinione colta, benché le sue tesi siano parecchio contestate: da destra e da sinistra, non solo da conservatori ma anche…

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Frammenti di un discorso politico-culturale. Il 68 nel 2018, tra democrazia di qualità e politica anti-sistema

(Uscito su “Società Mutamento Politica. Rivista Italiana di Sociologia”, vol. 9, n. 18, 2018 – Pubblicato su questo sito il 25 agosto 2019) – Il 1968 è una data simbolica che si riferisce a uno specifico anno ma anche, e soprattutto, ad un intero periodo storico. I caratteri identitari di questa stagione storica cambiano a seconda degli aspetti o dei contesti nazionali, politici e culturali che decidiamo di ricostruire o di ricordare. La fenomenologia del “lungo 68” si disloca su una sorprendente molteplicità di livelli: generazionale e valoriale, della mentalità e dei costumi, dell’economia, della politica e dell’ideologia. Ma dell’ultimo mezzo secolo osserviamo anche cambiamenti nella cultura politica che ha “processato” la «memoria pubblica del 68». La storiografia, la scienza politica e la sociologia non sono riuscite ad offrire letture stabili del 68. Perché? Per cercare di rispondere, in questo saggio riteniamo necessario storicizzare e periodizzare, occupandoci in particolare del…

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Migranti, naufragio della coscienza europea

(Uscito su “l’Adige”, 2 agosto 2019 – Pubblicato su questo sito il 3 agosto 2019) – Abbiamo politici pronti a salire su una nave attraccata per verificare e denunciare l’eventuale cattivo stato di migranti recuperati nel Mediterraneo da una nave ONG: è accaduto poche settimane fa. Ma non abbiamo politici che si mobilitano per chiedere conto di migranti dispersi a largo delle coste libiche, pochi giorni fa. Questo il doppio fotogramma che sembra suggerire cosa politicamente rende e cosa no: tifare per la “disobbediente umanitaria” Rackete, capitana della Sea Watch 3, funziona; preoccuparsi e interrogarsi sulle decine di dispersi dai barconi affondati al largo di Al Khoms (Libia), no. I media hanno giganteggiato a lungo notizie e commenti su dove, come e quando dare sbarco a migranti messi in salvo e assistiti su una nave, ma hanno tenuto ai margini dell’attenzione pubblica decine di migranti morti e dispersi, e voltato…

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Sea Watch: la disobbedienza civile è una cosa seria, e Antigone una tragedia

Pubblicato su questo sito il 1° luglio 2019 – Alla fine Carola Rackete, la “capitana” di cittadinanza tedesca della Sea Watch 3, la nave Ong “salva-migranti”, ha forzato l’attracco al porto di Lampedusa: è stata subito arrestata; i migranti sono sbarcati; le cancellerie europee litigano e allo stesso tempo cercano, anche stavolta tardivamente, un compromesso su come distribuire gli immigrati. Come aveva già annunciato il premier Conte: “La questione è ormai diventata strettamente giudiziaria: non si possono infrangere impunemente le regole”, chiarendo così la posizione ufficiale del governo italiano, che nella sostanza, non certo nei modi, è in linea con la dura ma scomposta reazione del ministro degli interni Salvini di fronte alle infrazioni della legalità e della sovranità nazionale commesse dalla Sea Watch a bandiera olandese. Il Papa lancia i suoi strali, la Commissione Ue fa il Ponzio Pilato, il Quirinale tace. La crisi aperta dalla nave Ong è…

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Un voto per l’Europa

(Uscito su “l’Adige”, 23 marzo 2019 – Pubblicato su questo sito il 24 maggio 2019) I Capi di Stato di 21 Paesi membri dell’Ue, compreso Mattarella, han lanciato un appello in vista del voto europeo. La politica è da tempo in movimento, e uno dei temi che la scalda è l’Europa. Per quale Europa vale la pena impegnarsi e battersi? La contrapposizione tra europeisti e populisti o sovranisti, che tanta eco trova, può essere retoricamente efficace, ma è fuorviante. La frattura che spiega i termini della lotta politica vede, piuttosto, da una parte chi continua a difendere l’Europa neoliberale disegnata a Maastricht e affidata alla regia “germanocentrica” di Bruxellese, dall’altra chi la mette in discussione e intercetta il diffuso disagio popolare. I critici riscuotono consensi nel nome di un’Europa che affronti i problemi in modo più solidale e rispondente alle frustrazioni del ceto medio, al senso di insicurezza economica o…

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