No democracy without politics. Lo spettro orwelliano in abito democratico

No democracy without politics. Altrimenti lo spettro orwelliano, in abito democratico, s’intende. Ben pochi oggi sarebbero disposti a sacrificare le loro libertà per il bene della società. Nella “società liquida” dell’individualizzazione, osserva Bauman, «non è la libertà individuale che deve legittimarsi per la sua utilità sociale, ma è la società che deve legittimarsi in termini di servizio reso alla libertà del singolo». Il “bene comune”, insomma, non va per la maggiore. Sotto il regno del Covid, questa asimmetria tra libertà individuale e bene comune pare essersi eclissata, a favore del bene comune “salute e vita”, ma in realtà ciò che mobilita il grosso della cittadinanza a favore del vaccino è la paura, il legittimo, sano e naturale istinto “particulare” a difendere se stessi e i propri cari dalla minaccia virale: la paura fa 90, ma il bene comune non vive di solo di paura. Se allarghiamo lo sguardo, l’individualismo libertario…

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Draghismo e tecnopopulismo

Il governo Draghi è al lavoro da quasi sei mesi. Si è discusso molto sulla sua natura: governo tecnico, non tecnico, misto, istituzionale. Mettiamo da parte questa disputa e i suoi equivoci. Fermiamo un punto: non è un “governo tecnico”. Non perché a capo di molti ministeri ci sono dei “politici”, ma perché (come sempre) non è “tecnico” il lavoro che fanno gli stessi “ministri tecnici” da Draghi (e Mattarella) scelti alla guida di ministeri cruciali, e che ora maneggiano il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) autorizzato da Bruxelles. Questi ministri, e lo stesso Draghi, sono detti “tecnici” solo nel senso che non sono figure elette dal popolo. A ben considerare, l’acclamazione tributata a Draghi e ai suoi uomini di fiducia dovrebbe imbarazzare una democrazia, perché fa da volano a un’idea di “democrazia podestarile” (o “signorile”): quasi una versione aggiornata dei cosiddetti “regimi popolari” di epoca dantesca e…

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Regno del Covid, paradossi della paura

Viviamo sotto il regno del Covid. Un virus è diventato il sinistro fantasma che, leggero, volteggia nell’aria e, invisibile, accompagna la vita quotidiana. Ha sfigurato le nostre abitudini. Con le sue scorribande ha rimescolato i nostri interessi e le percezioni del mondo, il senso delle cose che facciamo noi e di quelle che fanno gli altri, le priorità e i valori un po’ di tutti. Ormai da oltre un anno. Il virus è il convitato di pietra del discorso pubblico, sui media vecchi e nuovi, e pure nelle piazze nonostante tutto. Sotto il suo regno scopriamo che chi fino a ieri era liberale, libertario e garantista ora abbraccia con disinvoltura securitarismo, autoritarismo, giustizialismo e “pieni poteri” al governo. E viceversa. Con le sue scorribande, il virus infetta corpi, semina morti, minaccia la salute. Lo spettro di un’estensione incontrollabile del contagio detta la sua legge in economia, nel lavoro e nella…

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Sì-vax e no-vax in guerra contro la paura

La pandemia ci pone il problema delle Colonne d’Ercole. Per gli antichi Greci indicavano il limite oltre il quale non era possibile fare ritorno: il limite ultimo del mondo conosciuto, una metafora dei limiti della conoscenza. Teniamo sullo sfondo questo mito, aiuta a navigare nel mare aperto dei nostri tempi, tra no-vax e sì-vax e le loro paure. La pandemia è qualcosa di distruttivo. La sua portata catastrofica è misurata dal numero delle vittime, dallo sconvolgimento delle pratiche di vita delle persone, dell’organizzazione e funzionamento della società. Investe pure il “senso delle cose” e l’immaginazione degli uomini; il mondo pare essere uscito dai binari e il flusso ordinario del tempo essersi inceppato. Ma sotto il regno del virus, nell’ombra, aleggiano pure questioni profonde della vita personale e collettiva: desideri e timori, passioni e ragioni, che sono stravolti, paralizzati o esasperati. Sotto il regno del Covid osserviamo una rudimentalizzazione dei sentimenti…

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25 Aprile, ieri e oggi. La liberazione e i giovani

(Pubblicato su questo sito il 25 aprile 2021 – Uscito su “Trentino”, 26 aprile 2015) – 25 aprile, ieri e oggi è un articolo scritto nel 2015, in occasione del 70° anniversario del 25 aprile. Si concentra sui giovani e la memoria del 25 aprile, sui giovani di fronte alla vicenda e al significato della Liberazione: i giovani di questi ultimi anni al confronto con i giovani del “mitico” Sessantotto. Ma cosa ci dice, oggi, nel pieno del regno del Covid, quando nel passaggio di pochi anni vediamo un passaggio d’epoca? A ciascuno la sua risposta (25.4.2021). *** Il 70° anniversario del 25 aprile ha visto un rifiorire di iniziative celebrative e del discorso pubblico, sui quali sarebbe bene riflettere prossimamente con calma. Il Presidente Mattarella nel suo discorso di ieri, a Milano, rimarca che “democrazia è partecipazione”, ammonisce sulla necessità di “coltivare la pianta della democrazia”. In questi giorni…

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Negazionista, ti scomunico!

(Pubblicato su questo sito il 31 marzo 2021 – Uscito, con altro titolo, su “l’Adige”, 13 aprile 2021) – Negazionista, ti scomunico! Il sottotitolo di questo articolo potrebbe essere: nagazionismo e crociate a proposito di virus, vaccini, scienza e discussione pubblica. Vediamo di cosa si tratta. Un libro pubblicato da un piccolo editore di Bergamo, intitolato “Strage di Stato”, che in pochi giorni è arrivato alla terza tiratura, ha sollevato un polverone di polemiche e, soprattutto, durissimi attacchi ai suoi autori e alle loro tesi. Non farò i nomi degli autori, un medico e un magistrato, né del noto ed accreditato procuratore della Repubblica che ne ha firmato la prefazione: la mia è una scelta deliberata; il lettore, seguendo il mio argomento, capirà il perché di questa scelta (se curioso, li potrà trovare senza difficoltà su internet). Se già il titolo del libro è indubbiamente forte, forse lo è ancora…

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Cosa significa la competenza in politica. Democrazia, governo misto e il partito di Draghi

(Pubblicato su questo sito il 4 marzo 2021 – Uscito, con altro titolo, su “Alto Adige”, 8 marzo 2021; “l’Adige”, 12 marzo 2021 ) – Molti han tirato sospiri di sollievo con l’arrivo di Draghi al governo. Draghi e i suoi uomini rappresentano, finalmente, l’ingresso della razionalità e della competenza alla guida del Paese, l’avvio di un approccio scientifico ai problemi, una politica affidata all’analisi dei dati e agli esperti. Forte e trasversale è il plauso con cui l’opinione pubblica ha accolto il “terremoto Draghi”, il “Draghi taumaturgo”, il “governo dei migliori”, il “partito di Draghi”, almeno nella parte più vocale della società, che nell’ascesa di Draghi e dei Draghi boys vede “una rivoluzione contro la dittatura dell’ignoranza”. I partiti, più e meno confusi o irritati, fan buon viso a cattivo gioco, ma, variamente deboli, giocano la loro piccola partita sul campo, in ossequio a una logica di sistema fatta…

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Perché il governo Draghi? That’s politics, baby

(Pubblicato su questo sito il 14 febbraio 2021*) – Come e perché siamo arrivati al governo Draghi? Con il sostegno persino di M5s e Lega, Pd e FI, e tutti gli altri insieme (meno Fratelli d’Italia, ma più tanti “tecnici”). Un governo di emergenza nazionale. C’è il Covid, ci sono i finanziamenti europei del Recovery Fund, e poi si dovrà scegliere chi dovrà salire al sommo colle, al Quirinale. Anche se l’attuale parlamento è alquanto dis-rappresentativo rispetto agli orientamenti del “Paese reale”, no, le elezioni no. Ma non perdiamo il filo: come e perché siamo arrivati al governo Draghi? Netta la domanda, molte e sfrangiate le risposte che si danno. E in effetti il quesito non è banale, e lo si può considerare da una varietà di punti di vista e inseguendo i motivi dei diversi soggetti in campo. In questo articolo la risposta è implicita. Evita scrupolosamente di discettare…

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Governo condiviso o elezioni anticipate. Lettera aperta al Presidente Mattarella sulla crisi del governo Conte 2

(Pubblicato su questo sito il 26 gennaio 2021 – uscito con altro titolo su “Alto Adige”, 30.1.2021; e con altro titolo e in versione aggiornata su “l’Adige”, 2.2.2021) – Non illudiamoci. Il Covid non sarà facilmente domabile. Il Recovery plan per ottenere i finanziamenti Ue è in alto mare e Bruxelles l’ha già più volte rimandato indietro a Roma; le risorse disponibili potrebbero essere ingenti, e i soldi van spesi con intelligenza, lungimiranza e senso di giustizia, e invece scatenano appetiti belluini e guerre per chi deve gestirli, fino a travolgere il Conte 2. La società è sfibrata, la tensione sociale è latente e può esplodere da un giorno all’altro. Il discorso pubblico è avvelenato da censure praticate su internet, mentre altri media conducono campagne manipolative dell’opinione pubblica: solo superficialità induce molti a liquidare tutto come “caso Trump” e a ritenere la questione lontana o marginale per il nostro Paese.…

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Capitol Hill, i social e Trump: è medioevo

(Pubblicato su questo sito il 17 gennaio 2021 – uscito su “l’Adige” e “Alto Adige” del 19 gennaio 2021) – Noi, cittadini di democrazie liberali e costituzionali (così sono definite quelle in cui viviamo), possiamo accettare che Trump, presidente uscente degli Stati Uniti, mentre è legittimamente in carica sia espulso o sospeso dai social media a causa di sue dichiarazioni e giudizi politici? Che a deciderlo siano i proprietari delle Big Technologies e magnati della comunicazione mentre nessuna autorità pubblica l’ha dichiarato illegittimo? Se l’intento è di spegnere un incendio, lo si sta facendo con la benzina o con colate di cemento: si rischia di generare effetti perversi nella società. Così l’ordine democratico va a rotoli, e la cultura democratica fuori di testa. Internet, dove agiscono social e siti web, ha una storia. Ricordiamone qualche passaggio, a sfondo della contrapposizione tra chi critica le decisioni dei social nel nome di…

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