Il premier (Renzi) e la lezione di donna Matilde

(Uscito, in versione diversa e con altro titolo, su “Alto Adige” e “Trentino” del 18 settembre 2015 – Pubblicato su questo sito il 20 febbraio 2020) – Estate 2015. Eccidi terroristici, gole tagliate, a mano di un sedicente “Stato” islamista; miserie e vittime che si accumulano, onda dopo onda, nell’interminabile migrazione verso l’Europa, con barconi in mano a criminali trafficanti di migranti che nelle stive stipano anche decine di morti. Brutte faccende di questi nostri tempi. Tragiche e terribili come altre, di cronaca più minuta ma altrettanto desolante e disperante che senza posa si para innanzi ai nostri occhi, rimbalza nelle teste. Ma proprio in un mondo tanto impressionante e drammatico, più che mai “c’è bisogno dell’Italia, di questa nostra bellezza disarmante che è la bellezza italiana, che è la bellezza non soltanto delle nostre opere d’arte ma della nostra qualità della vita… del nostro dialogo, del nostro benessere inteso…

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Dopo il Giorno della memoria. Quali lezioni per la democrazia di oggi?

(Uscito, in versione più breve, su “l’Adige”, 5 febbraio 2020 – Pubblicato su questo sito il 9 febbraio 2019) – Dopo il Giorno della memoria, arrivano i giorni successivi. C’è altro da dire sull’Olocausto, orrore dell’epoca contemporanea? Sì. I riti pubblici della memoria, specie quelli ufficiali e istituzionali, quelli integrati nel canone del calendario della memoria, sono momenti commemorativi di eventi (o personalità) che una comunità politica identifica come simboli della sua storia, dei suoi valori e della sua identità collettiva. Il simbolo attivato dalla memoria pubblica è strumento di comunicazione con cui una comunità politica esprime “chi è” e “chi vuole essere”. I riti collettivi si muovono sulle corde del pathos e della retorica, ora genuine ora di maniera. Ma per una democrazia sono anche occasione per riflettere criticamente su se stessa, sul suo presente e futuro, oltre che sul suo passato. Archiviati pathos e retorica celebrativi, la riflessione…

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Oxfam, Davos e i don Chisciotte

(Uscito, in versioni leggermente diverse, su “Alto Adige” del 24 gennaio 2020 e “l’Adige” del 25.gennaio 2020 – Pubblicato su questo sito il 25 gennaio 2020) – Scena 1. Il nuovo Rapporto Oxfam, appena uscito, dice che le diseguaglianze galoppano. Nel 2019, poco più di 2000 “Paperoni” possiedono un patrimonio che supera quello di 4 mld e mezzo di persone: la concentrazione della ricchezza acuisce il divario tra ricchi e poveri a livello mondiale, che è aumentato rispetto al 2018. La situazione non è diversa in Italia, dove nell’ultimo ventennio la ricchezza dei più ricchi (1% della popolazione) è cresciuta di quasi 8 punti percentuali, mentre quella del 50% dei più poveri è diminuita di oltre 35 punti. Scena 2. Dal 21 al 24 gennaio a Davos (Svizzera) si terrà la 50° edizione del World Economic Forum (WEF). I grandi della terra, della finanza e dell’economia, della politica e della…

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Long and winding road. Il cammino e le stagioni controverse del 68 italiano

(Uscito, in versione diversa e con altro titolo, su “UniTrentoMag”, 3.12.2018 – Pubblicato su questo sito il 20 gennaio 2020) – Nella primavera di cinquant’anni fa usciva l’ultimo singolo dei Beatles. Sul lato A era incisa The Long and Winding Road: una melodia struggente, che il produttore Phil Spector aveva appesantito con archi sinfonici, sbagliando arrangiamento, snaturando il brano (una ballata pianistica) e facendo infuriare Paul McCartney, autore del brano. I Beatles si erano appena sciolti: siamo ai titoli di coda, postumi. Era (e resta) una malinconica canzone, ma anche una preghiera, dice di un cammino di dolori e di speranze che porta a una porta: qualcuno si è perso e improvvisamente pare ritrovarsi, nel bussare a quella porta, chiedere di poter entrare. È la canzone di una strada lunga e tortuosa, sotto il vento e la pioggia, si allude ad errori, a dolori e a speranze. The Long and…

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Questioni di autonomia. Università e politica in conflitto a Trento

(Uscito su “l’Adige”, 14 dicembre 2019 – Pubblicato su questo sito il 15 dicembre 2019) – L’obiettivo di creare una facoltà di medicina a Trento, per rispondere anche a livello locale alla mancanza di medici che affligge l’intero Paese oltre che il territorio locale, ha finito per dividere e contrapporre aspramente le istituzioni che guidano l’Ateneo trentino (il rettore Collini, senato accademico, consiglio di amministrazione e Finocchiaro, suo presidente in testa) e quelle che guidano la Provincia di Trento (giunta, presidente Fugatti, assessore Bisesti). La stampa locale ha dato ampio risalto a un conflitto tra politica e università che in terra trentina non toccava i vertici istituzionali dagli anni ’60, nemmeno negli anni in cui si decise la cosiddetta “provincializzazione dell’università”, su cui il collega Pascuzzi scrisse un preoccupato atto d’accusa sui modi e contenuti di una scelta che di fatto scavalcava ed emarginava la comunità universitaria: “Università: diario di…

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Che dire del “pugno” di Papa Francesco? Libertà di espressione, tolleranza e limiti

(Uscito, in versione più breve e con altro titolo, su “Alto Adige” e “Trentino” del 6 giugno 2015 – Pubblicato su questo sito il 5 dicembre 2019) – Nei bagni dell’Università di Trento sono state trovate alcune scritte rivolte ad uno studente in cui si dice: “te la faremo pagare!”, per te una “chiave inglese tra i capelli” (se ne stanno occupando le autorità competenti). Nella cronaca di qualche mese fa leggiamo del noto cantautore Gino Paoli, coinvolto in un’indagine fiscale, che dichiara alla stampa che nessuno scherzi sulla sua vicenda, perché potrebbe anche “picchiare” e “mandare all’ospedale” (non sappiamo se ha subito denuncia per queste dichiarazioni). Lo scrittore Erri de Luca ha pubblicamente dichiarato tempo fa che i lavori sulla linea TAV sono da “sabotare” (e per questo è sotto processo a Torino). Pochi mesi fa sono venuto a conoscenza del fatto che su facebook era comparsa una pagina…

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La polis e l’ecologia. Natura madre e matrigna tra scienza, politica e opinione pubblica

(Uscito, in versione leggermente diversa e con altro titolo, su “l’Adige”, 4 novembre 2019 – Pubblicato su questo sito il 6 novembre 2019) – Di cosa parliamo quando parliamo di catastrofi naturali e di cambiamenti climatici? Di molte cose diverse. Ostracizzare i dubbi e gli interrogativi non aiuta il cittadino a capire la portata dei problemi, a diventare più consapevole e responsabile. Di più: l’ecologia è una questione della polis che deve fare i conti con la natura – madre e matrigna, direbbe il poeta di Recanati. E noi?    Un anno fa, Vaia. Una tempesta di vento flagella mezza Europa, colpisce il nord-est d’Italia, a partire dal Trentino e dall’Alto Adige. Abbiamo assistito ai doverosi riti comunitari del dolore e del ringraziamento destinato agli operatori dei soccorsi. Non è mancata l’attenzione pubblica e mediatica, che ha allargato il discorso alla questione del cambiamento climatico, forte di un rilancio di…

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Democrazia, Stato e indipendentismo. Diritto e potere nel conflitto ispano-catalano oggi

Uscito, in versione diversa e con altro titolo, su “l’Adige” del 12 novembre 2019 e l’”Alto Adige” del 14 novembre – Pubblicato su questo sito il 3 novembre 2019, aggiornato il 13 novembre 2019 – 2019, novembre. La Spagna ha votato. Per la quarta volta in quattro anni: neanche l’Italia della Prima Repubblica era arrivata a tanto. Formare una maggioranza di governo resta un rompicapo, insolubile con lo schema centro-destra v. centro-sinistra. Sui risultati ha pesato la questione catalana, che divide e disorienta la Spagna intera: il Partito Socialista, prima forza ma in calo, a parole, sostiene il dialogo con gli indipendentisti, adombra soluzioni federaliste; Podemos, che perde seggi, non è contrario a un referendum sull’autodeterminazione della Catalogna; il Partito Popolare, in forte rimonta, minaccia la sospensione dell’autonomia catalana; l’estrema destra di Vox, che clamorosamente raddoppia e più i suoi seggi, punta a smantellare ogni autonomia regionale, a mettere fuori…

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Ripensare la democrazia. Con un occhio ad Aldo Capitini

Uscito, in versione ridotta e con altro titolo, su “l’Adige” del 20 ottobre 2019 e “Alto Adige” del 21 ottobre 2019 – Pubblicato su questo sito il 18 ottobre 2019 – Le democrazie, ancora una volta nella loro storia, mostrano i segni dei loro limiti. Il tema della democrazia e delle sue promesse non mantenute, sollevato oltre 30 anni fa da Norberto Bobbio, andrebbe seriamente rispolverato, per mettere in ordine le idee e gli ideali sulla democrazia, sul destino all’incompiutezza intrinseca del sogno democratico, sul fatto che il funzionamento delle “democrazie reali” frustra le aspettative popolari, ma anche di parte dell’opinione di élite, sullo scollamento tra i proclami e i comportamenti effettivi delle istituzioni democratiche, del ceto politico e delle classi dirigenti (a livello nazionale, europeo, internazionale). Emblematica è l’incapacità a gestire le crisi contemporanee: quelle economico-sociali, finanziarie e di indebitamento degli Stati, quelle delle diseguaglianze intra-nazionali e inter-nazionali e…

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L’Europa della paura e l’Europa della sussidiarietà

(Uscito, in versione leggermente diversa e con altro titolo, su “Alto Adige” e “Trentino” del 27 luglio 2015 – Pubblicato su questo sito il 9 ottobre 2019) – E’ la paura che ha portato all’accordo tra UE e Grecia, la paura del peggio dietro l’angolo. Così dichiarò Juncker, l’allora presidente della Commissione Europea, in un’intervista, quattro anni fa, ai tempi della “crisi greca”. Juncker ammetteva che in Europa si era arrivati ad una “rottura di fatto dei legami di solidarietà”. Sulla Grecia, con una disinvoltura che pare disarmante candore, il navigato politico notava: “ho sempre parlato della Grecia con tenerezza”, “bisogna lasciare a questa nazione uno spazio di autodeterminazione”. Parole sintomatiche: ritraggono i rapporti politici come questioni di “tenerezza” o meno, mentre l’autodeterminazione democratica viene ridotta a qualcosa a cui si può eventualmente “lasciare” qualche spazio. Un singolare linguaggio politico: difficile da immaginare che a un presidente della Commissione Ue…

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