La prima rosa di primavera. In memoria di… (O del saluto del Dottore)

(Pubblicato su questo sito il 21 agosto 2020)

Il paese delle meraviglie

LA PRIMA ROSA DI PRIMAVERA. IN MEMORIA DI…

(O DEL SALUTO DEL DOTTORE)

Erano giorni di fine inverno, stava arrivando al primavera. Erano giorni in cui molti vecchi furono abbandonati dalla vita e dal mondo che trattenevano tra le dita, a volte annegati in una pioggia dal cielo, invisibile, che danzava nell’aria. E chi l’avrebbe detto. Erano i giorni dei ragazzi spazientiti, sbruffoni il giusto, che si guardavano l’ombelico più di quanto fosse ragionevole a farsi a quella età e in quel momento: “Cazzo, io sono giovane! Mi devo divertire!”  Tacciamo dei politici e degli esperti mediatici. Tacciamo dei “ristoranti cinesi” di un razzismo che non c’era, almeno lì. Tacciamo. Ne abbiamo da tacere… E ora? Ora non si capisce bene. Sembrava tutto sotto controllo, tutto più calmo… via con l’aperitivo e anche con i ristoranti cinesi… E invece forse no. Si viaggia a vista. Ma gli ospedali e gli amministratori e gli esperti sono in allarme, e un pochino forse anche i giovani. E allora? A che punto siamo? Diciamo la verità: non è che lo sappiamo. Ma avanti… a vista. Quel che è stato è stato, quel che è, è… quel che sarà, sarà.

Di quei giorni sono le poche righe che seguono. Erano state lasciate a dormire nel pc, forse per volontà degli dei… o di chi sa mai e perché. Era la storia… È la storia…

È la storia di un incontro, sepolto nei ricordi. Era un pomeriggio di aprile, o un mattino… Ah, la memoria! C’erano fiori e foglie verdi, e capelli al vento. Una rosa e un sorriso nascosto. E bimbi a correre come farfalle. Poi il sogno di un giardino. Poi il tempo. Gli anni e le stagioni che corrono, legna a cataste sulle spalle. E la memoria s’ingarbuglia, e le facce che si sfumano. A guardare il cielo, quanti giorni hanno passato? Quante volte hanno urlato di rabbia, quante volte riso come scemi? Ma la prima rosa di primavera arrivava sempre, alla finestra: se lo sguardo la mancava, un angolo dell’anima la ritrovava. È la storia di un incontro che fa una vita. Non sappiamo se lei o lui l’ha mai tradito o tradita. È stata la loro vita, e di più non c’interessa. Per lei e per lui, come la prima rosa di primavera.

La prima rosa di primavera ora, col pensiero, va a chi, con volto-tutto-una-ruga e corpo consumato, se ne sta andando nella confusione ch’è silenzio del mondo. Perché forse ha intravisto, per un attimo, l’ultimo, quell’incontro, quella storia, durata un giorno o un’intera vita. E quella prima rosa di primavera di una canzone. A salutare forse lui? Forse lei? Forse entrambi? Fa poi tanta differenza?

Ora l’estate sta finendo, presto l’autunno… A ciascuno secondo l’età. E i bambini ritorneranno in classe. Forse. Ma con qualche rosa di primavera in meno…

VIDEO

First rose of spring (Willie Nelson)

 

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